775 189. Il Santo praticava personalmente
con cura particolare e amava negli altri la santa semplicità,
figlia della grazia, vera sorella della sapienza, madre della
giustizia. Non che approvasse ogni tipo di semplicità,
ma quella soltanto che, contenta del suo Dio, disprezza tutto
il resto.
E' quella che pone la sua gloria nel timore del Signore, e
che non sa dire né fare il male. La semplicità
che esamina se stessa e non condanna nel suo giudizio nessuno,
che non desidera per sé alcuna carica, ma la ritiene
dovuta e la attribuisce al migliore. Quella che non stimando
un gran che le glorie della Grecia, preferisce l'agire all'imparare
o all'insegnare. È la semplicità che in tutte
le leggi divine lascia le tortuosità delle parole,
gli ornamenti e gli orpelli, come pure le ostentazioni e le
curiosità a chi vuole perdersi, e cerca non la scorza
ma il midollo, non il guscio ma il nòcciolo, non molte
cose ma il molto, il sommo e stabile Bene.
E’ questa la semplicità che il Padre esigeva
nei frati letterati e in quelli senza cultura, perché
non la riteneva contraria alla sapienza, ma giustamente sua
sorella germana, quantunque ritenesse che più facilmente
possono acquistarla e praticarla coloro che sono poveri di
scienza. Per questo, nelle Lodi che compose riguardo alle
virtù, dice: «Ave, o regina sapienza. Il Signore
ti salvi con la tua sorella, la pura santa semplicità».